-Quattro SI ai referendum del 12-13 giugno, su iniziativa dei partiti politici di centrosinistra di Rapolla (AREA-dem, A.P.I. e I.D.V.), associazioni e movimenti cittadini che hanno deciso di impegnarsi insieme per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli elettori sui quesiti referendari su cui siamo chiamati a votare. Il voto è un nostro diritto imprescindibile. Il raggiungimento del quorum, oltre alla vittoria del SI, è il nostro obiettivo irrinunciabile e serve un grande sforzo organizzativo per convincere almeno il 51% dei rapollesi ad andare al voto! Ma su questi referendum c’è oggi gran silenzio, un vero boicottaggio. Ci sentiamo pertanto direttamente responsabili della riuscita di questo referendum ed invitiamo la stampa locale ad aiutarci per far conoscere l’importanza del voto incoraggiando la partecipazione. Occorre conoscere per deliberare e schierarsi.

                 I  4  QUE­SITI

QUE­SITO N. 1: LE­GIT­TIMO IMPEDIMENTO

…abrogazione… «diposizioni in ma­te­ria di impedimento a com­pa­rire in udienza».

 QUE­SITO N.2: ENER­GIA NUCLEARE

…abrogazione…«realizzazione nel territorio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare».

 QUE­SITO N.3: AC­QUA PUB­BLICA — PRIMO QUE­SITO AMMESSO

…abrogazione… «diposizioni  per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia…»

 QUE­SITO N.4: AC­QUA PUB­BLICA — SE­CONDO QUE­SITO AMMESSO

…abrogazione…« Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato…. Norme in ma­te­ria am­bien­tale», limitatamente alla parte: «adeguatezza della remunerazione del ca­pi­tale investito»

-Riguardo al referendum sul legittimo impedimento, ribadiamo con forza il principio secondo cui  tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, per una giustizia giusta, ed è  per questo ci impegniamo nel referendum sul legittimo impedimento e in ogni circostanza in cui i diritti della gente vengono violati o limitati come troppo spesso sta accadendo.

-La scelta per il nucleare è sbagliata anche per l’assenza di una pianificazione energetica del nostro Paese. Non vengono valorizzate pienamente le risorse naturali del nostro territorio, che possediamo in maniera copiosa, ma non vengono sfruttate e messe a sistema per usarle con grandi vantaggi per la tutela dell’ambiente e delle persone e per lo sviluppo. Il ragionamento sull’energia va fatto secondo logiche  ecocompatibili e sostenibili.

-L’acqua è un diritto e non solo un bene, perché non può essere sostituita. L’obiettivo principale è quello di abrogare, tramite il referendum, l’art. 23 bis della legge n.133/2008 (modificato poi dall’art. 15 del decreto 135/2009) relativo alla privatizzazione dei servizi Pubblici locali come l’acqua. Privatizzando i servizi pubblici l’attuale governo con queste leggi punta esclusivamente a far arricchire cricche di amici imprenditori che hanno a cuore solo i propri interessi economici.

Dinanzi a tutto ciò non è possibile alcuna distrazione e pertanto occorre un forte impegno di tutti in occasione del referendum.

Obiettivi:

  1. Votare SI ai  4 Referendum abrogativi
  2. Raggiungere il  quorum  ai Referendum
  3. Sostenere la campagna referendaria
  4. Sollecitare e coinvolgere la sensibilità dei cittadini
  5. Promuovere la coscienza civile e la consapevolezza di tutti sugli obiettivi dei referendum:     

 LEGALITA’        SICUREZZA        SALUTE         ACQUA BENE PUBBLICO    

 

Pubblicato da: piddì | 22 giugno 2010

Area Democratica del PD parte da Rapolla

Martedì 22 giugno 2010 – pag.9 (primo piano, Politica Lucana)

Rapolla- Sala gremita per il primo incontro del Vulture  di Area Democratica che si è concluso con UN FORTE APPELLO ALL’UNITA’ ALL’INTERNO DEL PD. Serrare le fila del partito nonostante le correnti, dunque, in vista delle prossime amministrative che paiono poi non tanto lontane. Tra i big regionali a dibattere a Rapolla sul futuro del partito, il deputato Salvatore MARGIOTTA e l’assessore regionale Erminio RESTAINO. Ciò che sta a cuore dei membri di Area Democratica del circolo di Rapolla è il proprio riconoscimento  da parte delle altre componenti del PD, soprattutto quelle facenti capo all’area Bersani. Problematiche interne al partito di maggioranza in Basilicata che hanno portato, nel comune di Rapolla, alla revoca della nomina ad assessore di Luigi MOTTOLA. Revoca dovuta proprio alla sua adesione al progetto di Area Democratica, vista di traverso dagli altri consiglieri della corrente Bersani. Dalla discussione, cui era presente il sindaco della cittadina, Michele Sonnessa, è emersa la rivendicazione di Area Democratica ad una rappresentanza all’interno della giunta comunale. “Proporremo il nostro nominativo dopo esserci riuniti” afferma Luigi MOTTOLA. Proposta sostenuta anche da Margiotta e Restaino. “Da Rapolla parte il cammino regionale di Area Democratica che si ramificherà in tutti i circoli di Basilicata” afferma MARGIOTTA. Condivisione sull’azione intrapresa, anche da Restaino cui sono state le conclusioni dell’incontro.

vedi album fotografico…

Rapolla, 18 giugno alle ore 19:00
 presso la locale sezione del PD  (piazza Garibaldi)

interverranno:

MICHELE SONNESSA  (sindaco di Rapolla)

ERMINIO RESTAINO  (assessore regionale AA.PP.)

on. Salvatore MARGIOTTA 

Vicepresidente della VIII Commissione “Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici”
Componente della Direzione Nazionale del PD
Palazzo Marini 2, Piazza San Claudio, 166 – 00187 Roma
Tel. 06.67608186/8187 Fax 06.67608084
e-mail: margiotta_s@camera.it
sito: www.salvatoremargiotta.it

NON MANCARE!!!  …abbiamo bisogno anche di te!

(ASCA) – Roma, 15 giu – ”Sul Corriere della Sera di oggi con la bella intervista del Presidente Franco Marini scopriamo che nel PD esiste un monocolore. Lo stiamo sostenendo da mesi e ci giungono risposte quali: ‘Cercate un pretesto per andar via’, ‘Cercate posti e visibilita”, ‘Bersani e’ stato eletto dal Congresso’. Noi di Area Democratica non abbiamo mai messo in discussione la legittimazione e la serieta’ dell’impegno del Segretario Nazionale PD Bersani. Anzi siamo convinti che intorno a lui si possa e si debba costruire il PD del futuro”.

Ad affermarlo e’ Gero Grassi, deputato democratico della minoranza che si riconosce nell’area di Franceschini.

”Alcuni problemi restano: il principale -dice Grassi- e’ la natura del Pd stesso che e’ nato per unificare tradizioni, storie e culture diverse. Unificarle, non sovrapporle. Il Pd che noi vogliamo, secondo la migliore tradizione dei cattolici democratici, come De Gasperi e Moro, non deve essere monoculturale, ne’ tantomeno monocolore. Quello non e’ il PD, e’ continuismo con una Storia che in Italia e’ sempre stata fuori dal Governo. Il PD che noi vogliamo deve essere forza di Governo e per far questo e’ necessario aprire il Partito, condividere esperienze, avere una proposta che tenga insieme le diversita’ del partito che secondo noi non sono un punto di debolezza, ma un punto di forza”.

”Noi vogliamo tornare al Governo del Paese -prosegue Grassi- e vogliamo farlo con Bersani Segretario. A lui e alla maggioranza che governa il Partito chiediamo di non farci sentire ospiti, ma parte integrante di un grande progetto riformista. Per far questo e’ necessario che il passato, di ognuno, non condizioni il futuro di tutti. Per tornare al Governo del Paese e’ necessario che il PD sia il motore del rinnovamento, del riformismo e delle proposte che interessano e risolvono i problemi dei cittadini”.

”Crediamo nel PD perche’ abbiamo combattuto per anni per giungere a questo Partito. Le nostre critiche e le nostre proposte -conclude Gero Grassi- sono finalizzate solo a creare il PD che vogliamo e che ancora non abbiamo”.

Pubblicato da: piddì | 8 giugno 2010

AREA DEMOCRATICA: DUE GIORNI DI DIBATTITI A NOVARA

Si è riunita a Novara il 4 e 5 giugno Area Democratica Piemonte: in una due giorni con le sale sempre gremite, il think tank democratico si è presentato ai novaresi come punto di incontro; come luogo di elaborazione e proposta; come spazio formativo per i più giovani.

Due giorni di incontri e dibattiti su temi di spiccata attualità come Lavoro, Economia, Riforme e Politica locale alla ricerca delle idee e degli spunti per il PD del futuro.

Un futuro, senz’altro, ricco di appuntamenti, anche elettorali, che rappresentano un’audace sfida per il Partito Democratico: sfida che deve essere raccolta e portata a termine con un programma politico capace di dare ai cittadini quelle risposte che ormai, da troppo tempo, non ricevono più da chi li governa.

Ad irrompere con prepotenza in questi due giorni è stata la realtà e la proposta: la sera di venerdì 4 si è tenuto un acceso e partecipato confronto di grande spessore sulle tematiche del lavoro e dell’economia industriale fra l’ex ministro Cesare Damiano, il Prof. Luca Solari del dipartimento del lavoro e del welfare della Statale di Milano, i vertici dei sindacati novaresi, numerosi piccoli e medi imprenditori, lavoratori di Phonemedia e di altre realtà locali in crisi.

Durante la mattinata di sabato 5 è stata la volta di un assemblea aperta incentrata sui problemi del territorio: quali i bisogni impellenti dei cittadini? Quali risposte dare?

Sotto la presidenza dell’On. Cesare Damiano, alla presenza del Coordinatore Regionale Alessandro Altamura, degli Onorevoli Biondelli, Rossomando, Merlo, Susta e di consiglieri Regionali e Provinciali, si sono avvicendati numerosi interventi: dirigenti di partito, amministratori locali, associazioni, comunità, giovani.

La senatrice Franca Biondelli, referente regionale per Area Democratica a Novara, esprime soddisfazione per la riuscita di questo meeting: “Anche a Novara muove i primi passi un nuovo modo di fare politica nel PD, grazie a questo motore di idee e stimoli che è Area Democratica: non un partito nel partito ma, al contrario, un polmone capace di dare ossigeno ai dibattiti sui temi spinosi rispetto ai quali gli elettori chiedono posizioni concrete che il PD non può tardare a dare. Nel weekend ci siamo confrontati con i problemi reali del novarese proponendo risposte: il venerdì sull’economia industriale e sul lavoro, il sabato a 360° soffermandosi in particolare verso chi è più debole, chi ha bisogno di servizi sociali, di lavoro, di assistenza. Sono tanti gli spunti che hanno animato il dibattito, e su cui ci soffermeremo negli eventi tematici dei prossimi mesi.”

Nuovi incontri di Area Democratica si terranno nella città di Novara nei prossimi mesi per continuare questo ciclo di approfondimenti: a fine giugno sarà la volta dei temi legati alla legalità e alle infiltrazioni Mafiose che, in maniera sorprendente ma non troppo, rivelano avere un incidenza notevole anche nella nostra Regione in materia di appalti e lavori pubblici.

Pubblicato da: piddì | 19 maggio 2010

Le proposte di Area Democratica, il Pd e la base

Dopo varie riflessioni sulla tre giorni di Area Democratica a Cortona, provo a sintetizzare le posizioni emerse e con cui si è arrivati a chiedere il «cambio di passo» alla maggioranza che è alla guida del Pd.

Per quanto riguarda la sfera organizzativa, è stata avanzata la richiesta di una maggior apertura della maggioranza ai contributi della minoranza. Proprio sulla base del fatto che il Pd è un partito plurale (cioè con all’interno una pluralità di opinioni) è stata espressa la necessità di una maggior collegialità nelle decisioni e di un maggior coinvolgimento anche della minoranza nelle scelte e nella rappresentanza sui territori.

Questa pluralità, rivolta all’esterno, secondo Area Democratica, deve tradursi nell’apertura ai cittadini, alla società («non è possibile che il partito sia ridotto ad una somma di ex mentre i nuovi se ne vanno», ha detto Dario Franceschini).
In questo senso, anche le Primarie (su cui si è accesa la discussione con Grassi e Vassallo, per sospetti colpi di mano della maggioranza intenta a ridimensionarle) diventano un passaggio fondamentale, perché spesso sono l’unico punto di contatto tra i circoli e gli elettori e servono a coinvolgere le persone, ad avvicinarle.

Apertura che è, poi, complementare alla cosiddetta vocazione maggioritaria, da intendersi come nel fatto che il Pd, al suo interno, deve avere tutti quei mondi che intende rappresentare e non appaltarli ad altri (cattolici, imprenditori ecc.).

Da questo punto di vista, è stata bocciata un po’ da tutti l’alleanza con l’Udc.
Mentre il tema della rappresentanza è stato ben ricollegato da Debora Serracchiani a quello del Nord e della Lega: «non possiamo rappresentare solamente le classi sociali più povere», ha evidenziato la Serracchiani, ma «occorre andare ad intercettare anche i ceti produttivi» (che nel Settentrione hanno trovato risposte nella Lega).
Se il Nord è stato dimenticato dal Pd e dato per perduto, un discorso analogo può valere per il Sud, abbandonato al proprio destino, visto solo come un problema e in cui i gruppi dirigenti non hanno funzionato.

Gruppi dirigenti per cui, in parte, è stata avanzata una richiesta di rinnovamento e, forse, qualcosa ha cominciato a muoversi a partire da un gruppo di giovani di Roma (prevalentemente legati alla lista Semplicemente Democratici del congresso, che prima avevano preso parte al lavoro per il Comitato di Franceschini e prima ancora in quello per Sassoli). Giovani che hanno preso la parola nel corso dell’assemblea (non è chiaro se l’idea sia maturata spontaneamente nel gruppo o sulla spinta di qualche dirigente desideroso di valutarli) e che hanno cominciato a cercare la via per emergere, a cui si sono aggiunti altri giovani amministratori locali che hanno posto problematiche più legate ai singoli territori.
Al di là della spontaneità o meno e dei singoli tentativi di guadagnarsi qualche minuto di popolarità, è sicuramente un’operazione importante quel tentativo – nato con Veltroni e Franceschini e portato avanti con Area Democratica – di dare spazio alle nuove generazioni all’interno di un partito che dovrebbe esser nuovo ma che, invece, appare sempre come troppo legato a vecchi schemi.

Il «cambio di passo» è, poi naturalmente, stato richiesto in modo netto anche sulla linea politica. Su questo fronte, la richiesta unanime è stata quella di riscoprire la missione del Partito Democratico che è quella di cambiare il Paese: il Pd non può essere solo sinonimo della parola difendere, è stato detto negli interventi di vari esponenti, ma deve essere abbinato a parole come innovazione e riformismo.

Da qui l’idea di alzare il tiro e puntare a fare battaglie scomode, tra cui quelle culturali dell’accoglienza ai nuovi italiani, il referendum per l’acqua pubblica, l’europeismo, l’unità d’Italia (suggerite da Dario Franceschini).

Ma anche battaglie per le riforme istituzionali, per cui Franceschini ha proposto: una sola camera che faccia le leggi, maggiori poteri al Presidente del Consiglio unitamente ad una legge severa sul conflitto di interessi, senato federale, tagli dei parlamentari, collegi uninominali e difesa del bipolarismo.

Novità anche sul campo del lavoro, per cui è emersa la necessità di non limitarsi ad offrire tutele perché la società si è evoluta e, oggi, ci sono altre necessità a cui rispondere. Su questo tema le posizioni espresse sono state tre:
• Contratto unico (sostenuto da Veltroni e Marino)
• Maggior stabilizzazione della flessibilità (Damiano, Giacomelli)
• Liberare le opportunità (Treu, Franceschini).

Al tema del lavoro, Dario Franceschini, ha unito il discorso sui giovani e sulla necessità di una maggior mobilità sociale e territoriale per cui si dovrebbe adoperare il Pd (con la proposta di un anno di Erasmus all’estero obbligatorio e di scambi di studenti tra Nord e Sud del Paese).

C’è una riflessione che emerge un po’ da tutto questo e su cui forse il Pd dovrebbe riflettere ed è quello della sua base e di chi vuol rappresentare.

La base del Pd è fondamentalmente di ex (ex Ds, ex Margherita, ex comunisti in prevalenza, ex popolari e qualche sporadico ex altro): molte novità (nuove generazioni, ma anche semplicemente persone con idee diverse dagli stereotipi tipici del centrosinistra) si erano interessate al progetto di Veltroni, in parte sono rimaste al seguito di Franceschini e sono poi scomparse dopo l’elezione alla segreteria di Bersani.

Il tema che si è susseguito in tutti questi anni su come doveva essere l’identità del Pd (più a sinistra o più di centro) che aveva un peso consistente nella base formata dagli ex in cerca di un orientamento rassicurante rispetto alle loro provenienze, probabilmente non è stata per nulla accolta dai nuovi arrivati che, dentro a questo partito, cercavano «buone idee, non importa se di destra o di sinistra» (come ha detto Dario Franceschini).
Così come tutte quelle aperture ai mondi imprenditoriali e industriali, poco comprensibili in una logica strettamente di sinistra, probabilmente erano meglio recepiti da persone meno legate a vecchi schemi della politica.

La Serraccchiani ha posto un nodo importante quando ha detto che il Pd non può limitarsi a essere il rappresentante delle classi sociali più povere ma, se vuole essere il rappresentante anche del resto, forse bisognerebbe cominciare ad allargarne la base e, in alcuni casi, a cambiarla perché difficilmente persone legate a vecchi schemi e vecchie idee saranno così disponibili a queste aperture (il crollo di Veltroni e lo scollamento tra le sue visioni e quelle di chi doveva sostenerlo dovrebbero aver insegnato qualcosa).
Franceschini ha detto bene, quando ha sostenuto che «le vecchie provenienze si superano se ci si sente parte di un progetto comune», ma il progetto dei dirigenti è davvero quello che ha in mente una base così composta come è quella attuale?
Non è che la base del Pd (che ha votato in massa Bersani) voleva davvero fare una marcia indietro (più rassicurante) rispetto all’innovazione proposta?
E se così fosse, come si può superare il problema?
Sarà sufficiente l’introduzione di persone nuove, con le loro visioni più moderne, nei gruppi dirigenti?

fonte…

Pubblicato da: piddì | 15 maggio 2010

Da Cortona al PD novità importanti per lo Statuto

Una “conclusione positiva”. Così l’esponente della minoranza del Pd definisce il via libera all’unanimità di oggi delle modifiche allo Statuto del partito e ribadisce il ruolo svolto dalla minoranza : “Ci siamo mossi come chi intende far crescere e allargare il Partito dando significato a quelle che sono le peculiarità e le caratteristiche del Partito stesso. Avremmo potuto agire diversamente. Essere sordi alla volontà della maggioranza. Giocare al disfattismo. Invece abbiamo avuto senso di responsabilità e ci siamo fatti promotori del miglioramento statutario. Auspichiamo che la maggioranza che governa il PD inizi a muoversi tenendo larghi gli orizzonti e guardi al domani, non solo alla gestione dell’oggi”

Dal 7 al 9 Maggio gli amici del PD di Area Democratica si sono ritrovati a Cortona, per una riflessione sulle ultime vicende politiche del Paese.
L’appuntamento di Cortona ha rappresentato l’opportunità di riflettere e discutere, a 360 gradi, del Partito Democratico, alla ricerca, attraverso il confronto interno, di una linea politica che valorizzi tutte le sensibilità in esso confluite.
Il mio contributo a Cortona si è soffermato su alcune variazioni da apportare allo Statuto del Partito ed elaborate nella Commissione del Pd, in vista dell’appuntamento del 21 e 22 a Roma.
Vado per sintesi ad illustrare le principali modifiche evidenziando la conclusione positiva in Commissione delle diverse proposte unanimemente approvate.
Un aspetto fortemente innovativo è l’impossibilità che un magistrato si candidi nella giurisdizione in cui opera. Si può candidare, ma deve cambiare territorio, rispetto al luogo nel quale opera normalmente. Questa norma credo interpreti bene l’esigenza che una forte opinione pubblica esprime ed è finalizzata ad evitare conflitti di diverso genere.

Altra novità riguarda l’inserimento dell’Anagrafe patrimoniale di tutti gli eletti nel PD, per dare un segnale di trasparenza e moralità, tanto auspicata e credo giustificata.
Novità anche per quel che riguarda l’elezione dei Direttivi e dei Segretari Provinciali e Comunali. L’elezione si baserà su un criterio proporzionale, per cui i componenti delle Assemblee Comunali e Provinciali risponderanno ai voti che ogni lista o coalizione di liste produrrà nel corso della vicenda elettorale. La proposta che ci veniva offerta era quella di un maggioritario molto esteso. Nel PD, avendo noi formato un Partito plurale, anche nella gestione e nella elezione degli Organi, dobbiamo necessariamente preoccuparci di salvaguardare le diversità esistenti, perché se una diversità non viene salvaguardata, il Partito muore. La norma di sbarramento provinciale al 5% evita la parcellizzazione delle liste.
Altra cosa prevista, di rilevante importanza, è l’obbligo che le risorse economiche del Partito, derivanti dalle Elezioni Regionali, vengano trasferite al 50% ai territori provinciali e comunali, automaticamente, in danaro o servizi.

Si è registrato in più parti d’Italia, che un iscritto del PD sia andato in lista in un Partito diverso e che persista poi nell’occupare incarichi e ruoli di Partito nel PD. Chi viene eletto, se non si iscrive al gruppo del PD, automaticamente decade. Chi non viene eletto e va in un Partito diverso dal PD, ha la impossibilità di iscriversi al Partito non soltanto per l’anno in corso, l’anno cioè nel quale si è svolta la competizione elettorale, ma anche l’anno successivo. Questo per evitare che si verifichi quello che Franco Marini, a Cortona, ha definito: “l’Albergo ad ore in occasione della competizione elettorale”.
Anche il tema delle Primarie, su cui qualcuno, impropriamente ha fatto scandalismo o le ha ideologizzate tanto da prevederne l’intoccabilità, esce rafforzato. Per il PD le Primarie per gli incarichi di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione sono un valore dal quale non si torna indietro. La manutenzione statutaria non tende a limitarle ma a perfezionarle. D’ora in poi quello che prima non era vietato è un diritto. L’iscritto Pd alle primarie può votare uno qualunque dei candidati, indipendentemente dal fatto che il candidato è iscritto o meno al PD. Il PD non ha candidati ufficiali. Le primarie si fanno a livello di coalizione e se un partito alleato non vuol farle si effettuano lo stesso perché per il Pd sono un diritto irrinunciabile. Nell’eventualità di Primarie di partito, solo in presenza di una maggioranza dei 3/5 dell’Assemblea di riferimento che esprime metodo diverso, possono non effettuarsi.

Tutte queste novità, dopo un lungo lavoro, sono state “concordate” con la maggioranza di Partito e dovrebbero vedere l’approvazione nella Assemblea del 21 e 22 maggio.
Noi di Area Democratica, in questo percorso di revisione dello Statuto, non ci siamo mossi da minoranza di Partito. Ci siamo mossi come chi intende far crescere e allargare il Partito dando significato a quelle che sono le peculiarità e le caratteristiche del Partito stesso.
Avremmo potuto agire diversamente. Essere sordi alla volontà della maggioranza. Giocare al disfattismo. Invece abbiamo avuto senso di responsabilità e ci siamo fatti promotori del miglioramento statutario. Auspichiamo che la maggioranza che governa il PD inizi a muoversi tenendo larghi gli orizzonti e guardi al domani, non solo alla gestione dell’oggi.

Questo impone a tutti una riflessione. Non ci può essere un luogo di Partito nel quale maggioranza e minoranza non abbiano ruoli distinti. Se la minoranza è tale, è alternativa. Se fa parte di una maggioranza allargata, non sta ai margini e non apprende dai giornali quelle che sono le idee della maggioranza. Le condivide, dal concepimento alla fine.
Noi di Area democratica più di questo non potevamo fare nel clima dato.
Il PD deve volare alto per riconquistare la fiducia degli italiani e per farlo deve aprire le porte alle sfide del futuro, divenendo partito inclusivo per tutti e non per alcuni.
Cortona ha rappresentato l’occasione per riflettere, discutere e progettare.
La revisione statutaria ci offre una possibilità. Non va sprecata.

fonte…

Pubblicato da: piddì | 13 maggio 2010

Il Pd dopo Cortona

Noi ex popolari e il centralismo democratico


La tre giorni organizzata da Area Democratica a Cortona è stata non solo molto interessante per il ricco dibattito svoltosi e, ancor più, per le precise e impietose radiografie del voto esposte dai professori D’Alimonte e Feltrin. Lo è stata soprattutto per la franchezza e la determinazione con le quali sono state ripuntualizzate e rilanciate le ragioni fondative del Pd, il cui abbandono rischia di compromettere seriamente il progetto. Anzi, il partito: esso infatti esiste già, è oltre lo stadio della fattibilità. Ma l’edificio potrebbe essere stato minato alle fondamenta. Occorre dunque intervenire. Subito.
Tutti i principali esponenti di Area Democratica e tutti gli intervenuti nel dibattito hanno garantito che la parola “scissione”, evocata spesso dalla stampa, non è all’ordine del giorno. Il grido d’allarme lanciato da Cortona, al contrario, serve esattamente ad allontanare anche il solo pensiero di quella parola. Ma, evidentemente, esige una risposta, e non un’alzata di spalle, da parte della maggioranza che guida attualmente il partito a cominciare dal segretario Bersani, che nessuno pensa di sostituire, essendo egli stato legittimamente eletto alle primarie dello scorso ottobre. Non è un problema di persone. Il problema è tutto politico, e pure organizzativo. Di come si intendono ruolo e missione del Partito democratico. E anche la sua stessa identità.
I dati che, nella loro crudezza, sono stati esposti e commentati da D’Alimonte e Feltrin confermano non solo le terribili difficoltà che ormai strutturalmente il Pd incontra al Nord (ma ora anche al Sud). Confermano altresì quanto l’idea originaria, fresca e innovativa, del nuovo partito sia andata svanendo rapidamente.
Prima che scompaia del tutto, dunque, bisogna intervenire.
Il venir meno della “vocazione maggioritaria” fa venir meno il senso del Pd. Ora, forse l’espressione andrà cambiata, perché nell’immaginario collettivo di tanti aderenti al partito essa si associa alla “breve stagione” di Veltroni conclusasi con le sue – troppo frettolose secondo me – dimissioni. Ma la sostanza resterà quella. Stiamo parlando dell’ambizione a rappresentare un numero ampio di italiani intorno ad una speranza di cambiamento e ad una visione della società intrise dei nostri valori di solidarietà umana: coinvolgendo questo “numero ampio di italiani” attraverso proposte concrete e un programma di riforme capaci di rispondere alle molte domande inevase che essi pongono nel mondo produttivo, in quello delle professioni, in quello del privato-sociale.
Nei corpi intermedi, si sarebbe detto una volta.
Al contrario, un partito organizzato autoreferenzialmente su un ceto di funzionari (poco importa se giovani, la sostanza non cambia); legato ad un linguaggio datato (l’espressione “Partito del lavoro” ricorda manifesti da anni Cinquanta!); fermo ad una superata strategia delle alleanze (per la verità oggi, pare, abbandonata); inviluppato in una gestione che pretende unità ma rimane chiusa alla minoranza: un partito siffatto non ha alcuna speranza di conquistare il consenso di un “numero più alto di italiani”. Il monito che arriva da Cortona è un atto di fedeltà e di confermato interesse al nostro Pd. Invece di demonizzare – come fa qualcuno in pieno stile da “centralismo democratico” – chi pone questioni esiziali per il futuro del partito, lo si cerchi piuttosto di ascoltare. Magari rammentando che unità non equivale ad omologazione. Il pluralismo è nel Dna del Pd.
La preoccupata apprensione di molti fra noi ex popolari, ad esempio, deriva proprio dal fatto che ci si sta prospettando un’idea di partito che non è mai stata la nostra. Immaginare che chi ha questa cultura e questa storia si attenga alle regole del centralismo democratico, confinato in una minoranza che non può neppure discutere e deve solo obbedire è, semplicemente, fuori dalla realtà. Non esiste.
È allora un grido d’allarme nell’interesse del partito, il nostro. Nell’interesse di un partito che abbiamo contribuito a fondare. È un allarme che dunque va ascoltato. Guai a derubricarlo ad un fastidioso rumore di sottofondo.
Enrico Farinone

Pubblicato da: piddì | 12 maggio 2010

Cortona 2010. Salvatore Margiotta. Secondo giorno

Salvatore Margiotta Guarda il video

Pubblicato da: piddì | 12 maggio 2010

A.D.: diventare un partito NUOVO

Dopo il 2° congresso dell’area democratica del Pd. La sintesi: diventare un partito nuovo

Di Cesare Pisano

Il 2° Congresso di Cortona lo considero estremamente positivo per la chiarezza del dibattito, intorno ai temi cruciali irrisolti del PD.
Una pletora di idee che hanno stigmatizzato alcune scelte, considerate errate, come durante le elezioni regionali o la critica a Bersani per la sua analisi sul voto, considerato positivo e non fallimentare.
Ma, al di là di questi spiccioli di critica, emerge dal Congresso la volontà di portare la minoranza ad una maggiore visibilità, nell’azione delle sue idee e valori, all’interno del Partito.
Area Democratica ha detto chiaramente ed a lettere di fuoco che la sua presenza dovrà essere più attiva e partecipata, all’interno di un’azione che riporti il Partito sui binari originari, dai quali si è allontanato: partecipazione; progetto da considerare prioritario, rispetto le alleanze; la vocazione maggioritaria, che garantisca la scelta del candidato Premier, tra le fila del PD; il bipolarismo, come esperienza già collaudata e voluta, per snellire le rappresentanze parlamentari e rendere più semplice il quadro politico nazionale; la non insistenza sull’aumento del numero dei Circoli, basterebbe fare funzionare quelli già esistenti, considerati sufficienti; un maggiore radicamento sul territorio; parole d’ordine chiare ed efficaci; abbattimento del verticismo di uno solo, che impone diktat a tutti; la chiara visione e la convinzione del crollo della maggioranza di governo, che impone l’allerta per imminenti elezioni; al Partito si chiede coraggio ed innovazione; le Primarie come momento essenziale da cui nasce il Partito.
Credo che tra la conduzione di Bersani ed il Congresso di Cortona, si possa pensare di operare una sintesi, che dia impulso e spinta sufficiente, per portare il PD ad uno stacco necessario che lo rende credibile agli occhi di tutti.
Il PD nasce per volontà di Walter come aperto a tutte le idee innovative e riformiste di tipo democratico, da qualunque parte arrivino, per un leale confronto che, attraverso la sintesi, dovrebbe permettere il rinnovo delle stesse novità.
Quindi, le diversità interne sono un valore positivo da coltivare e non da emarginare; è il confronto quotidiano tra idee diverse che fa crescere; la mancanza del confronto tra i diversi riporta alla cristallizzazione ed alla passività, che diventano elementi di conservazione e tradizione.
Il PD nasce con le Primarie: momento mitico che sta all’origine della democrazia partecipata del PD; nasce e deve svilupparsi su questo concetto di democrazia interna ed esterna.
La democrazia partecipata, però, si ferma al solo momento delle Primarie e non sa proseguire, perché i suoi responsabili non hanno compreso l’elemento dirompente e positivo che essa ha in sé.
Tutti chiedono il nuovo, il diverso, la rottura con elementi della tradizione e superamento del vecchio; tutti chiedono una discontinuità, che non arriva.
E’ questo l’impasse che deve essere sviluppato: il superamento delle Primarie ed il suo versamento nella vita quotidiana del Partito, attraverso il suo spirito di democrazia partecipata.
La vera novità, che costituirebbe il diverso ed il NUOVO, sta nella capacità di applicazione del modo di essere democratico: LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA.

Essa trasforma il PD in Partito veramente nuovo, democratico, Riformista, capace di interessare ed attivare i milioni di cittadini, che, nel proprio territorio, cercano maggiore visibilità, per un apporto di idee e per un dibattito e confronto su tutte le tematiche.
La democrazia partecipata impone un uso diverso dell’utilità dei Circoli; attualmente spazi inutili, vuoti, ove nulla è discusso o messo a confronto.
Il Circolo deve riprendere la sua funzione in termini di modernità: incontro costante tra militanti e responsabili a tutti i livelli: Comuni, province, Regioni e Parlamento.

Il popolo degli elettori non può esaurire le sue energie ed aspettative al solo momento magico delle Primarie, ove decide col suo voto il destino del Partito, togliendo responsabilità ai vari responsabili di turno.
Il popolo vuole la partecipazione e non deve essere disatteso nelle sue aspettative.
I grandi temi od i piccoli temi, di limite localistico, devono trovare la loro sintesi attraverso il confronto, nel Circolo, tra militanti e proponenti politici.
Quando trattasi di un grande tema che coinvolge la popolazione tutta, l’importanza del confronto porterebbe i vari segretari regionali a raccogliere la sintesi delle varie relazioni di Circolo, per avere idee chiare sulla linea che l’elettorato rappresenta, per farla arrivare alla segreteria nazionale, che, tranquillamente, prendere le sue decisioni, sulla base delle indicazioni della base.
Questo tipo di democrazia e di confronto deve valere per tutto ciò che è scelta politica; quindi tematiche, problematiche, candidature e liste, a tutti i livelli.
Naturalmente tocca ai responsabili, sentita la base decidere le migliori strategie.
La base va consultata sempre; ad ogni occasione, per fare rivivere il Circolo.
Il radicamento è condizionato dalla vita democratica e dall’utilità politica del Circolo, a cominciare dalle periferie più lontane.
Il PD se riesce a rinnovarsi come nuovo non ha bisogno del Leader, ma di un ottimo segretario, molto democratico e non accentratore di poteri; là dove, invece, il leader tende ad un accentramento dei poteri e ad una linea personale e poco democratica, perché non confrontata con la base.
La forma democratica del PD esclude, quindi la presenza pesante di un leader, peggio se dovesse trattarsi di un leader carismatico!!!!!
Il PD non cerca leader; i leader non possono essere cercati e trovati; è un assurdo ed un grottesco politico; i leader si impongono, tutte le volte che la Storia permette loro di farsi scorgere.
I militanti del PD cercano la discussione e le assemblee, perché capaci di analisi e di dimostrazione delle loro tesi; non si sentono pecore, né elementi passivi, né strumenti da usare solo nella fase delle votazioni, per poi, essere rimandati a casa ad aspettare altre elezioni.
La democrazia partecipata è eliminazione e morte di qualunque forma di verticismo; basta coi politici che nel chiuso delle loro stanze si arrogano il diritto-potere di scelta; basta coi gruppetti di persone che decidono per tutti; si cadrebbe nello stesso errore di quei Partiti di tipo padronale, ove a decidere è il padrone-leader-carismatico incontestato.
Queste forme sono l’anticamera delle forme tradizionali del potere e dei privilegi.
La democrazia partecipata è discontinuità, perché mai attuata fino adesso, neanche nell’antica Atene; nell’Agorà si discuteva, per votare i maggiorenti, che, ricevuto il potere, agivano come dittatori, senza mai un’area di controllo sul loro operato, se non quella delle prossime elezioni, quando il popolo non li avrebbe votati più.
Acquisito questo modo di essere della democrazia, va da sé che s’impone un altro elemento strategico: il gazebo.
La formazione dei giovanissimi e delle giovanissime, per permettere loro la conoscenza dell’attività politica del Partito, per, poi, riversarla, in termini di pubblicizzazione, sulla massa dei cittadini, nelle varie piazze, la domenica, allestendo i gazebo, che avranno la funzione di fare conoscere a tutti la vita vera e le proposte del PD.
Questo modo di essere riporterebbe il Partito alla necessità di fare affidamento sulla gioventù maschile e femminile; perchè è su costoro che si cresce e ci si radica su tutto il territorio.
Resta il discorso sulle alleanze; infatti, seguendo la caratteristica e l’identità del PD si evince che esse vadano cercate al centro dello schieramento, tra i moderati, i liberali democratici riformisti, i popolari, i cattolici laici; tra le sinistre, oltre all’IDV, i SEL di Vendola, i socialisti, gli ambientalisti, e tutti coloro che si rispecchiano e condividano molti punti del progetto del PD.
La vocazione maggioritaria del Partito impone che il progetto venga prodotto dai suoi analisti politici; che il candidato-premier venga scelto dalle sue fila.
La vocazione maggioritari significa accettazione della formula politica del bipolarismo, in cui ci si allea intorno ai Partiti maggiori: chi vince governa, chi perde va all’opposizione.
Le Primarie, in questo processo, diventano l’elemento che caratterizza, in modo inequivocabile, il rapporto con le alleanze, che devono accettare questa forma di democrazia partecipata.
Il PD non deve farsi condizionare da nessuno, in quanto Partito maggiore dello schieramento di possibili alleanze; nessuno può dettare l’agenda interna alle scelte dei suo popolo democratico.
Il PD come strumento ed area democratica se vince le elezioni sa come confrontarsi con l’opposizione, onde evitare l’obbrobrio perpetrato da questa maggioranza di governo, che non ha mai dimostrato la capacità e la volontà democratica di confrontarsi; infatti, ha basato tutta la sua azione politica sulla richiesta della fiducia; quindi, sull’eliminazione di qualunque forma di dialogo, che non fosse il voto sulla fiducia e non sui contenuti legislativi; una forma di antidemocrazia, che va dimenticata e cancellata.

Dopo la tre giorni di Cortona, Area Democratica riprende l’iniziativa | Informazione.Tv – www.informazione.tv

Venerdì, sabato e domenica scorsi nel piccolo e medievale centro toscano, a parlare di politica e di futuro. I sostenitori di Dario Franceschini sono tornati a riunirsi per mettere a fuoco una nuova stagione.

Dal Fermano, due le rappresentanti: una di esse l’assessore di Monterubbiano Mary Marziali. Franceschini ha chiesto al Pd una forte azione politica basata esclusivamente sui contenuti. Non esiste più una destra e una sinistra, ha detto in sintesi: alla gente, agli elettori non interessano gli schemi, interessa la risposta ai problemi concreti, alle urgenze del quotidiano.

Con questa convinzione i sostenitori di Area Democratica nel Fermano inizieranno una serie di incontri, il primo dei quali su un tema attualissimo come quello della crisi e del lavoro che manca.

A Cortona è stata celebrata anche la riconciliazione tra Franceschini e Walter Veltroni che, al termine dell’intervento, s’è abbracciato con il vecchio antagonista.

Cortona (Arezzo), 9 mag. (Adnkronos) – “Serve un cambio di passo” dice Piero Fassino parlando al seminario di Area Democratica. Un cambio di passo che “riattivi il progetto del Pd perche’ le ragioni per cui il Pd e’ nato sono piu’ attuali che mai”. Tutto questo, sottolinea Fassino, “lo diciamo con spirito di grande unita’. Qui non c’e’ nessuno che vuole separarsi o andare via. Noi siamo quelli che di piu’ crediamo nel Pd e se, esaurito il congresso, abbiamo pensato di stare insieme, di fare una gestione unitaria, lo abbiamo fatto perche’ in questo partito ci crediamo”.

“Forti delle nostre convinzioni ma con spirito unitario dobbiamo andare avanti. Nessuno mette in dubbio il congresso. Nessuno puo’ sospettare in noi -ribadisce Fassino- velleita’ di spaccature e per questo possiamo dire a Bersani di non rinunciare al Pd perche’ abbiamo speso tutti insieme per farlo le nostre migliori energie”.

Fassino osserva inoltre che non bisogna avere nostalgia del passato, ad esempio per quanto riguarda il modello organizzativo del partito. “Non ha senso avere nostalgia di quello che eravamo. Non e’ che con qualche miglioria a un modello organizzativo consunto, possiamo risolvere i problemi. Quel modello era efficace in un’altra epoca. Oggi non piu’”.

Pubblicato da: piddì | 10 maggio 2010

Pd, Veltroni attacca: no a scissioni ma orgoglio e identità

L’ex segretario al convegno di Area Democratica contesta la linea di Bersani: un male l’allenza con l’Udc e l’idea del “partito pesante”. E afferma: Berlusconi non durerà 3 anni

clicca qui per il video…

Nessuna ipotesi di scissione, perché “noi siamo quelli che credono di piu”‘ al progetto del Pd, ma è necessario un cambio di passo: il partito non può chiudersi nei “conservatorismi” e deve accettare la sfida “dell’innovazione e della conquista”. Walter Veltroni infiamma la platea dell’assemblea di Area Democratica, attaccando la segreteria e tornando a proporre quelle vocazione maggioritaria senza la quale “il Pd non c’è”.
Innovazione, riformismo, orgoglio per la propria identità. Questi i punti affrontati da Walter Veltroni, nel lungo intervento nel quale ha contestato la linea di Bersani uscita dall’ultimo congresso.

Questa, spiega, si fondava su due punti essenzialmente: l’alleanza con l’Udc e “partito con la ‘p’ maiuscola”. Entrambi si sono rivelati sbagliati.
L’alleanza con l’Udc è andata male: “Non dico nulla, mi rifaccio a quanto detto ieri (sabato, ndr) da D’Alimonte”, osserva Veltroni rifacendosi all’analisi dei flussi  elettorali fatta venerdì a Cortona dal professore Roberto D’Alimonte che, a suon di precentuali, ha mostrato come l’Udc abbia perso consensi (fino al 40 per cento in Piemonte) laddove si è alleato con il Pd.  Quanto al partito con la ‘p’ maiuscola per Veltroni “e’ un errore. E’ un errore un partito pesante in una societa’ come la nostra. E’ sbagliato”.

A suo avviso è necessario fare una scelta di innovazione. “Ci sarà una volta – ha detto Veltroni – in cui il  riformismo potrà diventare maggioranza. Se non abbiamo il coraggio di investire in una scelta riformista pagheremo un  prezzo molto caro”. L’ex segretario Pd ha poi sottolineato la necessità di “non scimmiottare altri”, ma avere “orgoglio della nostra identita”‘.

Walter Veltroni fa poi l’esempio di Barack Obama negli Usa che non ha cercato, con le alleanze, di battere i repubblicani. “Obama – osserva – vive in un Paese in cui per  due volte avevano votato George Bush, non Einstein, ma non ha guardato quella ‘fotografia’ dicendo ‘non c’e’ niente da fare, devo cercare di allearmi con qualcuno’. Ha lanciato la sua sfida, ha pensato che la società fosse mobile, ha pensato e creduto che si potesse aprire una  speranza”. E proprio grazie a quella sua sfida riformista, Obama “in un anno e mezzo di lavoro ha fatto una riforma sanitaria che garantisce  l’assistenza a 31 milioni di cittadini americani. Non era riuscito nessuno a farlo, nemmeno Roosevelt. E poi ha firmato la riduzione del 25% degli armamenti nucleari: Ed ancora ha affrontato, in un primo momento con grandi risultati, la crisi finanziaria e ha scritto regole che prima non c’erano”.
Tutto questo lo ha fatto nello “stesso perido di tempo in cui Berlusconi si è occupato del legittimo impedimento. Questa è la differenza di una grande sfida riformatrice con la quale Obama ha  spostato milioni di voti, perché si possono spostare milioni di voti”.

E infine aggiunge: ”Credo che Berlusconi non sarà in grado di reggere tre anni senza le elezioni. Non è un buon governatore, è un buon organizzatore di campagne elettorali” e in più “la Lega vuole avere il federalismo fiscale, vuole dare un colpo a Fini”.

“Bravissimo Walter a Cortona. Area Democratica chiede un cambio di passo per amore verso il partito che abbiamo fondato, non per minacciare una scissione”.

 

Pubblicato da: piddì | 8 maggio 2010

Salvatore Margiotta a Cortona…

MARGIOTTA Salvatore

Nato a POTENZA il 23 aprile 1964

Laurea in ingegneria civile idraulica, Dottorato di ricerca; Ingegnere idraulico, Professore associato

Eletto nella circoscrizione XXII (BASILICATA)

Lista di elezione: ULIVO

Proclamato il 21 aprile 2006

Iscritto al gruppo parlamentare:

Cessato dal mandato parlamentare il 28 aprile 2008

Componente degli organi parlamentari:
Pubblicato da: piddì | 8 maggio 2010

il Pd è di tutti, NON siamo ospiti!!!

«Non siamo ospiti, non c’è una sola identità». AreaDem lancia l’allarme

Franceschini: il Pd è di tutti.

È un vero e proprio allarme quello che Area democratica lancia al segretario Bersani nella prima giornata del seminario di Cortona, che si chiude domani. Lo dice a chiare lettere Dario Franceschini nella sua relazione d’apertura: «Non basta l’organizzazione o un’identità forte. O il Pd mantiene la sua vocazione di coraggio e innovazione o si spegne». Lo dimostra, per il presidente dei deputati, l’allontanamento degli iscritti che non appartenevano a Ds e Margherita e che avevano animato con il loro entusiasmo la prima fase di vita del partito. Per di più, il nuovo profilo che il Pd si vuole dare rischia di vedere «un’identità prevalere sulle altre », con il pericolo che «qualcuno non si senta più nella casa comune, ma ospite nella casa altrui». Il timore è tale che Pierluigi Castagnetti non nasconde le possibili conseguenze estreme che possono coinvolgere l’area cattolica: «Tra di noi non c’è nessuno che se ne vuole andare – chiarisce – ma ci sono altri che ritengono giusto che qualcuno se ne vada per riarticolare il paesaggio politico». Insomma, se Bersani ritiene che i cattolici servano più da alleati (come l’Udc) che dall’interno del partito, lo dica chiaramente. L’idea di Franceschini, invece, è che «il partito non è fatto da qualcuno che ha vinto, che concede generosamente il diritto di tribuna a chi ha perso. Il partito è di tutti».
Questo è l’impegno principale che AreaDem si propone, articolandolo attraverso strumenti diversi. Innanzi tutto, la difesa delle primarie per la scelta del candidato premier, ritenute «irrinunciabili » e da sottrarre quindi, afferma esplicitamente il capogruppo, «al veto di uno qualsiasi dei partiti di una futura coalizione». Lo invitano ad andare oltre Stefano Ceccanti e Walter Verini, per chiarire che il candidato del Pd sarà il segretario in carica (senza scartare implicitamente l’idea di un congresso preventivo per confermarlo o meno).
Franceschini prova a delineare alcune proposte di rinnovamento, che offre come contributo in vista dell’assemblea nazionale del 21-22 maggio.
Sul piano interno, invita a far emergere nuovi gruppi dirigenti, ipotizzando perfino il commissariamento delle realtà regionali più controverse (come la Calabria). Sulle riforme istituzionali, spinge soprattutto su una legge elettorale che ripristini i collegi uninominali: «No quindi – puntualizza – al modello tedesco o a un ritorno delle preferenze ». Sui temi del lavoro e del welfare, che vedono posizioni diversificate anche all’interno di AreaDem, prospetta una «base comune di tutele su rapporto di lavoro, previdenza, ammortizzatori sociali, salario minimo, ma poi libertà e dinamicità nelle tipologie contrattuali ». Ma dice anche «sì a un innalzamento dell’età pensionabile, prova di solidarietà e non di egoismo nei rapporti tra generazioni». Contesta, infine, la linea scelta da Bersani sul referendum per la ripubblicizzazione della gestione dell’acqua: «Sì – afferma – a un referendum che rappresenta una battaglia culturale per la difesa dell’acqua come bene pubblico, da sottrarre alle sole logiche del mercato e del profitto ». Sul tema, però, si dissociano sia i veltroniani («Spero non ci sia una disciplina di corrente – afferma Ceccanti – perché io non voglio adeguarmi a una sinistra vecchio stampo statalista ») che gli Ecodem: «È da quindici anni che i referendum non raggiungono il quorum – ricorda il loro presidente Fabrizio Vigni – così si rischia che questo strumento diventi un boomerang che rafforza la legge esistente».
Tra gli interventi attesi per oggi, ci sono quelli di Walter Veltroni (che si annuncia “robusto”), Franco Marini e Paolo Gentiloni, mentre domani, prima della chiusura affidata ancora a Franceschini, prenderanno la parola anche Piero Fassino e Beppe Fioroni.

Rudy Francesco Calvo

 

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