DA STRASBURGO, UN MESSAGGIO CHE ARRIVA IN RITARDO
4,25%: si tratta del nuovo livello dei tassi d’interesse dell’Euro dopo la decisione della BCE di alzare l’asticella di 0.25 punti base in risposta ai rischi di aumento dell’inflazione nel medio periodo.
Una decisione che arriva quando ancora le polemiche, successive alle dichiarazioni di Nicolas Sarkozy e Luis Zapatero, sull’atteggiamento definito troppo “rigido” della BCE, sono ancora calde. Ma il mantenimento della stabilità dei prezzi a medio termine è l’obiettivo dell’istituto di Francoforte ed è difficile negare che l’Europa con l’attuale tasso d’inflazione al 4% si stia pericolosamente allontandando dalla soglia d’inflazione definita di sicurezza (il 2%). Insomma, la BCE continua ad essere stretta nella morsa tra super euro e alta inflazione. Intanto il Parlamento europeo ha votato a Strasburgo la consueta relazione annuale sull’operato della Banca Centrale nella quale si sottolinea che “alla luce della recente correzione della crescita attesa, qualsiasi ulteriore aumento dei tassi di interesse dovrebbe essere effettuato con cautela per non compromettere la crescita economica”. Un messaggio che però arriva in ritardo.
Gianni Pittella, membro della Commissione economica al Parlamento europeo, esprime rammarico nell’osservare che “per l’ennesima volta, l’Europa dimostra di utilizzare solamente lo strumento della leva monetaria per guidare l’economia senza peró affrontare il problema della crescita. La mancanza di governance economica costituisce uno dei nodi principali che l’UE deve sciogliere per uscire dal sentiero buio che ci porta ad avere una moneta sempre piú forte ed un’economia sempre piú debole“.
È bene ricordare che, se la BCE ha come primo obiettivo la stabilità dei prezzi, sono gli Stati membri ad essere chiamati ad un compito essenziale per dare una “spinta” all’economia europea, attraverso l’attuazione delle riforme strutturali e le attività d’investimento necessarie. Donata Gottardi, anche lei componente della Commissione economica, da parte sua sottolinea che ” la spirale inflazionistica non può essere sottovalutata per le prospettive di crescita economica e per le conseguenze in termini di perdita di potere d’acquisto per le fasce di popolazione più esposte, quali i lavoratori dipendenti ed i pensionati. L’UE deve reagire al più presto su due fronte distinti: uno di breve periodo, che deve caratterizzarsi con misure specifiche a sostegno dei ceti sociali particolarmente colpiti e uno di medio-lungo periodo che deve basarsi su misure strutturali che facilitino l’adattamento del mercato europeo al cambiamento della domanda e dell’offerta a livello mondiale e azioni concrete di politica energetica, riforma della politica agricola e per un efficace funzionamento del mercato dei servizi e prodotti.”










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