
PARTE L’OASI DEL VULTURE, INIZIATIVA CONGIUNTA TRA BASILICATA E PUGLIA
19, Luglio 2008
Si tratta di duecento ettari di terreni tra i laghi Monticchio, il sub-appennino lucano e il massiccio del Vulture tra i 200 e i 400 m sul livello del mare, l’Oasi ospiterà coltivazioni di albicocche, susine e specie vegetali, oltre che implementare la coltivazione di cereali e uva (con metodo biologico) già presenti sul territorio e grazie al coinvolgimento di tutti i suoi soci, si punta ad estendere la superficie coinvolta dal progetto in pochi anni per arrivare a 1000 ettari. «Il progetto dell’Oasi che nasce sotto il patrocinio di Fedagri, rappresenta una conferma della vitalità del settore cooperativo italiano ed è un caso ancora più significativo poichè interessa due regioni del Sud Italia per le quali l’agricoltura rappresenta un settore cruciale – ha detto il presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni – il nostro Paese è leader in Europa per la produzione biologica e l’interesse verso questo segmento viene premiato sempre di più dal mercato. Per questo motivo, trovo particolarmente strategico il progetto dell’Oasi Biologica che nasce su un territorio già ricco di specificità storiche e peculiarità tradizionali».
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Fuoco incrociato a distanza tra i due massimi esponenti del Pd alla festa di Pian di Massiano (Pg)
Adesso è la “festa del Pd”, ma D’Alema è venuto fino a Pian di Massiano a dire che a lui piace di più se continua a chiamarsi “festa dell’Unità”. Come un tempo. Come ai bei tempi. Ma adesso che tempi sono, per il maggior partito del centrosinistra? Proprio quella festa del Partito democratico dell’Umbria, quella di Pian di Massiano, che a molti è sembrata in tono minore rispetto al passato (anche per l’incombenza dell’inchiesta su Appaltopoli…), qualche indicazione in questo senso l’ha fornita. È bastato capitarci nelle due serate in cui sono stati ospitati prima D’Alema e poi il segretario nazionale Veltroni, per rendersi conto che la strada per la costruzione di questo nuovo (?) partito continua a presentare ostacoli ad ogni piè sospinto. D’Alema si presenta in gran forma, va ad omaggiare le cuoche e i fuochisti (ritualità tradizionale per i massimi dirigenti ex comunisti) e poi dal palco spara bordate politiche che non è così agevole far finta di non capire a chi sono dirette (Veltroni, e il suo gruppo dirigente…). Attacca facendo notare che un Pd senza alleati non va da nessuna parte, anche perché un alleato in realtà l’ha avuto alle ultime elezioni politiche, ed è l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro.
Poi va giù pesante proprio commentando la manifestazione di piazza Navona ( “Un favore a Berlusconi”, dice il fondatore di “Red” ) ed apre il confronto non solo a Rifondazione comunista ma anche all’Udc. Infine, la stoccata sulla legge elettorale: “Modello tedesco”, rilancia D’Alema, secondo il quale, sul fronte delle riforme, “il sentiero è stretto ma va percorso”. Due sere, solo due sere più tardi, con Veltroni è tutt’altra musica. Arriva da Prato, il segretario Pd, dove ha lanciato la raccolta di firme “Per salvare l’Italia” ed a Perugia, salutate le cuoche della cucina (qui tiene il punto rispetto a D’Alema) passa nello stand dei libri (qualcuno nota che è il primo dirigente di spicco a farlo). Nel discorso-comizio, Veltroni rimanda indietro l’urgenza delle riforme (“Prima i salari e le pensioni”) e quindi sbandiera orgoglio per un partito “al 32-33 per cento” che quindi non ha di fronte “alcun sentiero stretto”. Capito? E in Umbria, nel frattempo, le due anime del Pd continuano a contrapporsi su “quale modello di sviluppo”. E più si discute, più l’obiettivo dello sviluppo sembra farsi nebbioso.
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